La Rocca di Manerba – di Davide

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La Rocca di Manerba – di Davide

rocca manerba 2

Salve lettori di BloginViaggio.it. Mi chiamo Davide (“Diario di viaggi e pensieri” su Facebook) e sono una persona a cui piace osservare, esplorare riflettere, scrivere.Ogni tanto mi occorre allontanarmi dal rumore e visitare posti particolari, oggi vi racconto un’avventura accaduta in uno di quei giorni.

La Rocca di Manerba

Mi piace associare la vita all’incedere di un funambolo, che per poter rimanere in equilibrio ha bisogno di svariati elementi come concentrazione, postura e della propria asta che gli fornisca stabilità.
Così le persone, per poter essere serene e realizzate, in armonia con il mondo, devono soddisfare svariate esigenze personali, che se vengono a mancare possono far sprofondare nello sconforto e nell’insoddisfazione.

Tra le mie spicca anche il bisogno di avventura.
Avventura intesa come viaggio verso un posto da esplorare vicino o lontano che possa suscitarmi emozioni e adrenalina.
In questo caso intrapreso in solitaria.
Da qualche settimana avevo adocchiato, tra le storie instagram di un’amica, un posto che mi sembrava quel tipo di posto che piace a me per trascorrere un soleggiato pomeriggio di una domenica di fine ottobre: i resti di una rocca medievale collocata su di uno sperone roccioso che guarda a picco sul lago di Garda.

Mi informo leggendo qualche notizia sul web, scopro che ci si può arrivare prendendo 2 differenti strade:

  • La prima parcheggiando l’auto a pochi passi dalla cima, vicino ad un parcheggio di un bar-museo
  • La seconda seguendo un sentiero CAI che si inoltra in un parco-riserva naturale, taglia per il pianoro del sasso e si arrampica attraverso boschi, gradini, rocce fino ai ruderi del castello. Tempo 30-40 minuti.
    Scelgo la seconda, mi sembra senza dubbio la via più emozionante. Abbandono l’auto nei pressi di un bar chiuso, lungo una strada che sfuma in una carreggiata di campagna ed immette direttamente nell’ampio parco.

La carreggiata si snoda su dei sassi bianchi e irregolari ed è fiancheggiata da alberi di ulivo che ne delineano la direzione.
Dopo qualche passo si staglia davanti a me il promontorio della rocca sormontato dalla croce da raggiungere. Il cielo è di un azzurro terso, interrotto solo da qualche fragile nuvola biancastra all’orizzonte. Clima perfetto per un’escursione.

rocca manerba

Intorno a me, mentre cammino in direzione del bosco mi attende l’autunno con i suoi vivaci colori.
Verde, giallo, arancio e marrone giocano a mescolarsi in una miriade di combinazioni e sfumature.
Fossi incaricato di assegnare una mansione all’ autunno sarebbe sicuramente il pittore!
L’ascesa alla cima è segnalata dai cartelli bianco-rossi del CAI ed inizia con una serie di gradini che si alternano diverse volte con brevi tratti su delle appuntite roccette.

Mi fermo in più momenti per godere di alcuni incantevoli squarci con vista lago che si aprono tra la roccia e la vegetazione.

rocca manerba 2

Arrivato in cima (non senza un po’ di fiatone, sono parecchio fuori forma) mi accoglie la vista della bellissima croce collocata sul punto più alto dei resti della rocca, che fa da soggetto principale ad una bellissima cartolina naturalistica.
Anche il cielo ora sembra accorgersi dell’autunno, è indeciso tra l’azzurro sereno sulla sponda del lago, il rosso cremisi dalla parte del paese ed il grigio scuro di alcune voluminose nubi che avanzano all’ orizzonte.

Mi perdo per qualche istante o forse per un lungo tempo ad osservare il paesaggio circostante.
Lo sguardo si estende sulla vista del lago e di alcune isolette, poi sulla panoramica del paese di Manerba e sul verde parco circostante.
Osservare dall’alto può aiutare ad avere una visione delle cose più ampia e chiara ed a relativizzare pensieri e problemi.
Visti da lassù siamo come formiche mosse da frenesia che si affacendano nella propria piccola vita quotidiana.

” Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra”  (dal film” L’attimo fuggente”)

Della rocca di un tempo rimangono solamente le fondamenta e qualche muro che doveva circondare l’edificio. Un cartello turistico racconta che l’edificio è di origine medievale datato XII secolo.
Fu l’ultimo baluardo dei Longobardi contro Carlo Magno e i suoi Franchi e successivamente presidiato dalle signorie di Scaligeri e Visconti e dalla repubblica veneta.
Infine venne occupato come quartier generale di un manipolo di fuorilegge e per questo abbattuta dalla serenissima nel XVI secolo.

D’un tratto alcune forti raffiche di vento improvvise ed il cielo che si fa buio e minaccioso mi distolgono dalla storia passata e mi riportano al presente.
In un istante le persone si dileguano e mi rendo conto d’essere l’unico ancora presente arrivato per il sentiero di trekking.                   
Il vento accresce, il cielo si fa più scuro.
Non voglio inzupparmi d’acqua e non ho nulla per coprirmi.
Inizio di fretta a scendere ma la ripidezza della discesa mi ricorda che la fretta non è una buona consigliera.
Così vengo colto dal pensiero prudente di tornare indietro e rifugiarmi nel bar lungo la strada asfaltata che scende dalla parte opposta, dove erano salite comodamente le altre persone.
Ma metto a tacere il pensiero, in parte per la voglia di tornare alla macchina, un pò per lo spettacolo e la sfida che le condizioni climatiche avverse possono offrire.

Mi avventuro giù per alcune rocce e tratti esposti cercando appigli sia con le mani sia con i piedi.
Il temporale sembra accorgersi dell’affronto.
Il vento aumenta la sua intensità tanto che avendolo contrario non riesco ad avanzare e mantenere l’equilibrio.
Come se non bastasse solleva una fitta polvere che mi penetra negli occhi.
Quasi accecato mi accovaccio al terreno e punto lo sguardo nella direzione opposta al vento per evitare la polvere.
Preoccupato cerco di pensare a cosa fare e noto che fortunatamente tra una violenta raffica e la successiva c’è qualche secondo di tregua, in cui il vento soffia meno intensamente e cerco di sfruttare quei pochi secondi per muovermi ed avanzare per poi rifermarmi e aspettare la successiva pausa.

È in questi momenti che rimpiango di non essere tornato al bar, di non aver ascoltato il mio io razionale, apollineo.
Ma oramai è tardi per questa decisione e devo rimanere concentrato.
La strada non è lunga ma in queste condizioni lo diventa, l’obbiettivo è raggiungere il bosco dove tra gli alberi il vento non potrà seguirmi, non cosi violentemente perlomeno.
A piccoli passi, roccia dopo roccia, appiglio dopo appiglio varco l’ingresso del bosco.
Tiro un sospiro di sollievo.
La sensazione è quella di avere seminato un nemico invisibile che mi braccava da tempo, anche se il buonsenso mi suggerisce di prestare attenzione agli alberi, che in queste condizioni possono diventare delle scorciatoie per i fulmini.
Più tranquillo e sereno intraprendo la parte più dolce della discesa, accompagnato dal fischio del vento tra gli alberi, che mi fanno da scudo con i loro tronchi e i loro rami, dai colpi impetuosi di Eolo.
Mi diverto a immaginare che ora sia ancora più adirato per avermi visto fuggire dalle sue possenti ventate.
Accompagnato da questi fantasiosi pensieri raggiungo la parte pianeggiante e mi concedo un breve momento di riposo una volta uscito dal bosco.

Ammiro così il temporale da un luogo più comodo e meno esposto, le nuvole nere corrono rapide, battagliando fra loro con lampi e tuoni.
La parte finale del tragitto che mi riporta all’ auto trascorre con il vento alle spalle quasi come se stavolta volesse accompagnarmi invece che ostacolarmi.
Forse deve essermi diventato amico dopo essersi assicurato di aver impartito la sua valida lezione.
Mi rimane il ricordo di un bel pomeriggio passato tra natura e storia antica e l’insegnamento mai banale di non peccare di “hybris” verso madre natura e i suoi fenomeni.

La prossima volta che sentirete il vento, chiedetevi da dove venga e dove vada.
Potrebbe riportarvi dolci profumi di fiori lontani o la voce di una persona amica.
Ma se lo ascolterete attentamente potrebbe anche sussurrarvi parole e messaggi.

Alla prossima avventura!

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